"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"
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mercoledì 25 febbraio 2026

25 Febbraio 2026 (Mandawa)

 E siamo arrivati in India. Il nostro volo è aterrato alle 23 a Delhi e circa all'una di notte abbiamo preso possesso della nostra camera in albergo . La mattina sveglia alle alle 7:00, colazione e si parte, inizia il nostro vero e proprio tour. Per questo giro in India ci siamo serviti dell'assistenza di un ragazzo indiano, che organizza tour personalizzati, Bilal. Come organizzato da lui, abbiamo trovato ad attenderci l'autista che ci accompagnerà per tutto il nostro viaggio, Padi. Da Delhi siamo partiti alla volta di Mandawa.
Durante le cinque ore di auto attraversiamo tratti di strada con degli scorci veramente interessanti. Notevole la quantità di fabbriche di laterizi con forni ancora a legna, non usano elettricità e fanno tutto il lavoro manualmente. Si vedono i manufatti ad asciugare al sole, i grandi forni per la cottura con le loro ciminiere fatte in maniera artigianali e c'è una grande operosità nel realizzare i mattoni pieni. Ogni tanto per strada incrociavamo i cammelli cargo, praticamente i cammelli che usano per il trasporto di ogni cosa, sono molto diffusi. Incrociamo i trattori
con dei rimorchi con carichi improbabili, nel senso che hanno carichi  trasbordanti che ci costringono ad andare a bordo strada con due ruote, anzi fuoristrada. Sono carichi di biada che è contenuta da un telone immenso che spancia da quant’è gonfio e largo . Praticamente occupa due corsie. Se non si vedono non si può capire quanto siano ingombranti. Onnipresenti anche le vacche che ci sono in ogni dove. Poi per le vacche bisogna aprire un capitolo a parte, perché abbiamo capito un po' come le usano e perché se ne trovano in giro sulle strade trafficate. Più che altro per strada si trovano tori o le vacche che non producono più latte. Praticamente vengono abbandonate al loro destino, mandate fuori i recinti  domestici dove si nutrono di tutto quello che trovano, plastica compresa. Invece, quelle che ancora producono il latte se le tengono ben strette finché rendono; quando non producono più la loro sorte è segnata. Non le uccidono, ma le mandano per strada. Comunque, dopo cinque ore arriviamo a Mandawa.
Mandawa nei suoi anni più fulgidi fu il crocevia dei mercanti nella via della seta. Fu un grosso centro commerciale e ancora oggi conserva le sue antiche e prestigiose  vestigia. Per tutto il villaggio si possono ancora osservare i vecchi depositi e le case che furono i luoghi di scambi commerciali; dalle spezie ai tessuti. Dalle sete a qualsiasi genere di prodotto che poteva essere scambiato tra occidente e oriente. Noi alloggiamo in uno di questi. Prima di arrivare in hotel, pranzetto in un ristorantino locale con un nome piuttosto conosciuto e a noi noto: “Monalisa”.
Prendiamo possesso della nostra camera e restiamo letteralmente a bocca aperta nel vedere la maestosità e la bellezza del nostro hotel e della nostra camera. Ripresi dallo stupore lasciamo i bagagli e con una guida del posto, Lolu, iniziamo a visitare la parte antica della città e le sue vecchie vestigia un po' restaurate e un po' lasciate in balia del tempo. Inizialmente c'erano 100 Halali ora ne sono rimaste 60 e molte di esse sono adibite ad alberghi compreso il Forte di difesa, che non si può visitare perché è un albergo di 80 stanze. La guida ci diceva che, Manwa, prima del COVID ospitava circa 600 persone al giorno, soprattutto stranieri, venivano qui, ad occupare questi alberghi. Dopo, tutto è cambiato.
Molti stranieri non sono più venuti per qualche anno, invece hanno continuato a venire tanti indiani  dalle diverse areee del Paese. Il numero delle presenze è diminuito drasticamente mettendo in ginocchio anche l'economia locale che vive appunto della presenza turistica. Nonostante tutto ci sono tanti italiani. Una scoperta che abbiamo fatto è che la lingua italiana è molto diffusa tra gli abitanti di questo paese e molti ci hanno accolto con un “ciao benvenuti” o cose di questo tipo. Le persone sono accoglienti, ci accolgono di buon grado. Durante questa permanenza abbiamo conosciuto una coppia di italiani bergamaschi, anche se lui è di origine oristanese, Cristina e Salvatore, molto simpatici e grandi viaggiatori, con i quali abbiamo condiviso anche la cena, tipicamente indiana del ristorante del nostro hotel. Diverse pietanze di cui non ricordiamo i nomi. Tante chiacchere sui viaggi fatti e poi a nanna per un meritato riposo, buona notte.