"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

venerdì 13 marzo 2026

12 marzo 2026. Delhi (ciao India)

Oggi ci alziamo con calma. Iniziamo con organizzare i bagagli. Appuntamento con Pradeep alle 11. In programma c'è una visita  lampo di Delhi . Se riusciamo ci saranno cinque o sei siti da visitare.  

Prima tappa, i Lodhi Garden e subito notiamo l'atmosfera tranquilla. Entrando nel parco, camminiamo lungo i sentieri circondati da alberi e fiori, mentre alcuni jogger passano accanto a noi. Ci sono diversi mausolei storici, testimonianze dell'architettura del periodo Lodhi . Ci fermiamo a scattare qualche foto e ci sorprende la bellezza dei dettagli. Molte famiglie si godono la giornata mentre i bambini giocano nei prati. C'è un piccolo lago dove alcune persone stanno scattando le foto di rito, e il canto degli uccelli rende il tutto ancora più piacevole. È un ottimo posto per rilassarsi e allontanarsi dal trambusto della città. Dopo una passeggiata, ci sediamo un attimo su una panchina per godere del paesaggio e riflettere sulla storia di questo luogo ma il tempo scorre e dobbiamo tornare da Pradeep.
Nuova destinazione. Saliamo su un risciò, pronti per visitare il mercato di Dariba Kalan . Il conducente manovra abilmente tra le strade affollate, mentre il traffico di Delhi si muove freneticamente. La sensazione di essere immersi nella vita quotidiana della città è palpabile. Arriviamo al mercato e scendiamo. Prima di entrare, facciamo una sosta per ammirare il " Forte Rosso ". La sua imponente architettura in arenaria rossa ci colpisce, e scattiamo alcune foto mentre ci godiamo la vista della storica struttura. Proseguiamo verso il mercato, dove ci troviamo circondati da venditori che richiamano l'attenzione dei passanti. Le bancarelle sono piene di gioielli in argento, tessuti e spezie. L'aria è densa di odori, dal cibo di strada alle spezie fresche.
Ci muoviamo tra le diverse bancarelle. Prendiamo una pausa per assaporare del masala chai tea , che si rivela delizioso. Dopo aver esplorato il mercato, si visita la " Moschea di Jama Masjid ", non lontano da lì. Entriamo nella moschea e siamo colpiti dalla sua bellezza e dalla tranquillità che ci circonda. Gli archi e le cupole sono magnifici, e ci prendiamo un momento per riflettere e ammirare il posto. Dopo un'ora di esplorazione, sentiamo di aver colto l'essenza del mercato e dei luoghi storici. Ritorniamo al risciò, pronti a tornare indietro, con qualche acquisto e ricordi vividi di un'esperienza autentica.
Terza tappa. Arriviamo a Raj Ghat (Mausoleo di Gadhi). Camminiamo lungo i viali tra il prato verde ben curato, ci fermiamo davanti alla semplice lastra nera e alla fiamma eterna, restiamo in silenzio qualche minuto. Atmosfera meditativa, si parla a bassa voce, rispetto e foto discrete. La visita è abbastanza rapida. Mentre ci incamminiamo nella via del ritorno un gruppo di bambini ci ferma e ci chiede un selfie, sono deliziosi, speriamo un domani siano portatori dalle parole di Gandhi .
Da qui nuovo spostamento.  Entrata al Gurdwara Bangla Sahib (tempio Sikh), ingresso gratuito. Ci lasciamo avvolgere da un'atmosfera di devozione. La cupola dorata che si riflette nel sarovar ei kirtan che risuonano nei cortili invitano alla contemplazione. Rispettiamo le pratiche: togliere le scarpe, coprirci la testa, lavarci le mani. I volontari ci accolgono con sobrietà così come è l'architettura. Gli spazi di silenzio offrono un'oasi di calma rigenerativa. La visita ci riconnette alla semplicità della fede e alla solidarietà nel cuore di Delhi. 

Siamo arrivati ​​a India Gate come ultima tappa a Delhi: al tramonto l'arco si illumina e l'atmosfera è di rispetto e raccoglimento. Ci fermiamo davanti alla fiamma eterna, scattiamo qualche foto e ascoltiamo il brusio dei visitatori; ce ne andiamo arricchiti e un tantino dispiaciuti.

Dopo 17 giorni on the road nel Rajasthan , il nostro viaggio in India è arrivato al termine. Sono stati giorni intensi, pieni di chilometri, colori, incontri e momenti che difficilmente dimenticheremo.

Abbiamo attraversato città che sembrano uscire da un racconto: il blu ipnotico di  Jodhpur , il romanticismo dei palazzi sull'acqua di  Udaipur , l'energia travolgente di Jaipur, le atmosfere quasi irreali delle dune di Jaisalmer. Fortezze imponenti, templi silenziosi, mercati caotici e strade dove ogni metro racconta una storia diversa. Il Rajasthan è una terra che non si limita a farsi visitare. Ti avvolge, ti sorprende e a volte ti mette alla prova, ma proprio per questo rimane dentro.  Tra le tappe più emozionanti non poteva mancare la visita al Taj Mahal . Vederlo dal vivo è qualcosa che va oltre le fotografie e le immagini viste mille volte. All'alba, con la luce che illumina lentamente il marmo bianco e il silenzio che ancora avvolge il complesso, questo monumento riesce davvero a trasmettere tutta la sua magia. Non è solo uno dei simboli dell'India, ma un luogo che riesce a fermare il tempo per qualche istante.  Ogni giorno è stato diverso dal precedente: svegliarsi presto per vedere una città ancora addormentata, perdersi tra vicoli pieni di botteghe e spezie, fermarsi per un masala chai lungo la strada, osservare la vita scorrere tra motorini, tuk tuk, cammelli e mucche che attraversano con la loro calma imperturbabile.  Il penultimo giorno abbiamo fatto una deviazione speciale verso Varanasi , una città che non assomiglia a nessun'altra al mondo. Lungo il Gange la vita e la spiritualità si intrecciano in modo potente: le preghiere, le cerimonie serali, i pellegrini che si immergono nell'acqua sacra. È uno di quei luoghi che non si possono davvero spiegare: si possono solo vivere.  Oggi siamo a  Delhi , per le ultime ore in India. Un breve giro in città, qualche ultimo sguardo a questo paese così intenso e pieno di contrasti, prima di tornare in aeroporto.  Stanotte si riparte: direzione Hong Kong , pronti per una nuova tappa del nostro viaggio.

Prima di chiudere questo capitolo, però, ci teniamo a dire grazie a due persone che hanno reso questa esperienza ancora più speciale.

Un grazie sincero a Pradeep, il nostro autista, che ci ha accompagnato per tutto il viaggio con grande professionalità e una rara gentilezza. Sempre attento, puntuale e disponibile, ha guidato per centinaia e centinaia di chilometri facendoci sentire sempre tranquilli e benvenuti. 

E un grande grazie anche a Bilal , che ha organizzato questo tour in modo davvero impeccabile. L'itinerario, i tempi, le tappe. Tutto è stato pensato con cura e ha reso questo viaggio nel Rajasthan fluido, ricco e indimenticabile. 

Senza dimenticare alcuni incontri che ci hanno scaldato il cuore. Dapprima una coppia di simpatici viaggiatori, più matti di noi, Cristina e Salvatore, con i quali abbiamo condiviso una cena in un luogo indimenticabile, tanti racconti di viaggio e qualche tappa di questo. Poi le due carinissime marchigiane, Cinzia e Luciana, che ritrovavamo spesso e con gran piacere, nelle ultime tappe. E Rajeshs, la loro guida, simpatico e generoso, che in alcuni momenti è stata un pò anche la nostra. Ci ha dato tanti ottimi consigli, supportandoci in alcune scelte, così, solo perché ha un grande cuore. Per finire poi con due giovani e perfetti compagni di tour a Varanasi, Riccardo e Luigi, che si è fatto l'intero viaggio con mezzo braccio ingessato... e qui potersi fare una bella doccia è fondamentale. Ultimo ma non ultimo come non citare quello che tra le guide ci ha lasciato di stucco: Raji, la guida di Varanasi. Un giovane nato e cresciuto qui,  tanto "sottile" quanto brillante. Un mix tra un elfo in miniatura e un personaggio dei fumetti, che con la sua espressività e simpatia ci ha ammaliati. Che non sa leggere né scrivere ma parla benissimo 5 lingue straniere, imparate ascoltando, captando, osservando e memorizzando, diventando da venditore di incensi nei ghat a guida turistica di una città che conosce alla perfezione. È la dimostrazione dell'adattamento. È la dimostrazione dell'intelligenza di sfruttare le capacità che noi abbiamo probabilmente perso, adagiandoci sulle comodità. Dove ci si deve arrangiare, dove la vita è davvero dura, le potenzialità aumentano all'ennesima potenza facendoti trovare nuove strade. 

Lasciamo l'India con la sensazione di aver visto solo una piccola parte di un paese immenso, ma anche con la certezza che questo viaggio ci resterà dentro a lungo. Qui abbiamo ritrovato spesso quella virtù, quella forza silenziosa che ormai non ci appartiene quasi più: la gentilezza. L'India, il  Rajasthan non sono solo una destinazione: sono  un'esperienza fatta di volti, profumi, rumori e storie che continueranno ad accompagnarti per sempre e ti resteranno addosso, anche quando andrai via, lontano da qui. 

E ora...  si volta pagina. Prossima fermata: Hong Kong.  ✈️🌏




giovedì 12 marzo 2026

11 marzo 2026. Varanasi last day

  Sveglia all'alba. La nostra guida, Raji , ci deve accompagnare a fare il giro in barca sul Gange .
C'è un pò di foschia e il sole sembra una lanterna rosa, velata da questo grigiore. Il nostro Caronte ci traghetta sulle rive del sacro fiume. Ghat dopo Ghat assistiamo attoniti allo svolgersi della vita su queste sponde. Devoti in pellegrinaggio e persone del posto si dividono gli spazi d'acqua per abluzioni, gesti rituali purificatori o semplicemente lavaggio. È incredibile vedere quale e quanta devozione abbiano per questo fiume. Come questo credo sia capace di tale forza da condizionare dei comportamenti che chiunque riterrebbe assurdi, insensati, pericolosi (per la salute).
Lavarsi, fare gargarismi e nuotare dove vengono gettati cadaveri o/e le loro ceneri; dove l'inquinamento è tra I più alti al mondo, dove tutto diventa surreale. È un'esperienza indimenticabile e formativa. Qui la morte è un passaggio della vita, accettato, codificato, risolto. Qui la morte non è la fine ma l'ultimo rito di passaggio dove il fuoco trasforma la carne in liberazione eterna e si torna tra le braccia della madre Ganga, il Gange. Leggenda narra che la dea Ganga , fiume Celeste che scorreva nel mondo delle divinità, discese dal cielo per purificare le ceneri degli antenati del re Bhagiratha .
Per attutire la sua caduta devastante, il dio Shiva la accolse nei suoi capelli, dividendo il fiume in rivoli himalayani. La nostra navigazione continua sino alla zona "cremazione" e vediamo i rituali da un'altra angolazione che non cambia molto rispetto a quanto scritto ieri. Ripresa terra ferma, è ora di fare colazione. Raji ci porta in un locale chiamato Monalisa. Qui tra cinnamon rolls, crepes, te e caffè scambiamo qualche chiacchierata con Riccardo e Luigi. Dopo questa gradita pausa li salutiamo con la speranza di rincontrarli.
Continuiamo a gironzolare per i Ghat dove Gigi si diletta a rubare scatti a santoni in meditazione e personaggi per noi curiosi. I vicoli e le strade brulicano di umanità. Tra cani, mucche, scooter e bazar ci dilettiamo ad osservare. Non paghi dell'esperienza del mitico " Blu Lassi " ci rifiondiamo lì anche oggi per la nostra razione di questa buonissima bevanda. È ora di andare. Raji e Varanasi ci salutano. Ci aspetta un trasferta in macchina fino all'aeroporto (circa un'ora e quindici) e il volo serale per Nuova Dheli . Nonostante il volo sia stato ritardato di un'ora, siamo arrivati ​​in anticipo. Boh. Il nostro adorabile Pradeep è fuori che ci aspetta. Ci porta all'Hotel della catena Bloom , quella della prima sera dell'arrivo a Delhi. Albergo molto carino.  Domattina, con calma, avremo un po' di tempo per conoscere la città  che si divide in moderna e vecchia. Pradeep ci accompagnerà nei luoghi più interessanti. Dopo una cenetta vicino all'Hotel ci vuole proprio una mega doccia. Appagati ma stanchi finiamo questa intensa giornata. 

martedì 10 marzo 2026

10 marzo 2026. da Khajuraho a Varanasi

Partiti in volo da Khajuraho arriviamo a Varanasi nel primo pomeriggio. Giusto il tempo per posare i bagagli in camera e iniziamo la nostra visita nella città vecchia con la nostra guida, Raji.

Ci incontriamo con altri due ragazzi Italiani Luigi, pugliese e Riccado, anche lui sardo, entrambi trapiantati a Roma. Saranno i nostri compagni di tour. I vicoli sono strettissimi, un labirinto continuo dove passano persone, motorini, mucche e carretti. A terra c'è di tutto: acqua sporca che scorre lungo i lati, sterco di vacca, rifiuti e fango. Bisogna guardare sempre dove si mettono i piedi. Talvolta l'odore è forte e persistente. Raggiungiamo un piccolo slargo circondato da edifici fatiscenti, qui viene allestito un mercato dei fiori e erbe aromatiche.
Raji ci fa salire delle scale e possiamo ammirare questa piazzetta multicolore dall'alto, davvero suggestiva. Ancora qualche svolta a destra e a manca finché raggiungiamo un localino minuscolo e fatiscente il "Blu Lassi" dove, Raji dice, facciano il Lassi più buono di tutta Varanasi. Considerando il gran caldo una pausa non guasta. Lo servono in ciotole di coccio usa e getta, non possiamo sapere se è il Lassi più buono  di Varanasi ma possiamo assicurare che era buonissimo. Continuiamo, Raji ci fa strada tra i vicoli. Nelle strade più larghe c'è una moltitudine di gente. Negozietti e bancherelle si susseguono. Abbiamo la sensazione che Varanasi abbia perso molto del suo fascino mistico e sacro per trasformarlo in attrazione turistica.
Muovendoci tra un'umanità eterogenea sbuchiamo su un Ghat, il Manikarnika, lungo il Gange. Siamo nella zona delle pire funeraria. L'atmosfera cambia subito. Le cataste di legna sono sovrapposte una sull'altra e diverse pire stanno bruciando. I corpi, avvolti nei tessuti colorati, arrivano su barelle di bambù portate a spalla dai familiari maschi. Tutto avviene alla luce del giorno, senza separazioni dai visitatori. Restiamo ad osservare per un po', in silenzio, mentre il lavoro dei Dom continua senza sosta. Raji ci spiega tutti i passaggi che subisce il defunto prima e dopo la cremazione. Per un po restiamo senza parole per digerire quanto visto, e rifletterci sopra.
Continuiamo a camminare divincolandoci tra le vacche e le moto. In questa zona è vietato l'accesso alle auto e nonostante ciò regna lo stesso caos di un mercato affollato. Verso sera ci spostiamo in un altro Ghat, l'Assi (l'ottantesimo), tra santoni, mendicanti e turisti per assistere a unacerimonia Induista, il Ganga Aarti. Il Ghat si riempe di una moltitudine di persone; sul fiume  si affiancano un'infinità di barche. I sacerdoti si dispongono su piattaforme rialzate e iniziano il rito con campane, incenso e grandi lampade di fuoco.
I movimenti sono coordinati e ripetuti, rivolti verso il Gange e verso la folla radunata sulla riva e sulle barche. La cerimonia dura circa un'ora. È molto scenografica, con musica e canti continui, e attira sia pellegrini che turisti. Quando finisce è già buio e torniamo nei vicoli della città vecchia per cercare qualche ristorantino per cenare. Sotto suggerimento di Raji ci fiondiamo al "Shree Cafe" da lui proposto. È una stanza modesta con sei tavolini e delle splendide gigantografia alle pareti. La cucina è ottima. Stanchi e con la pancia piena possiamo tornare in albergo per una meritata doccia e dormita. 


lunedì 9 marzo 2026

9 marzo 2026. da Orchha a Khajuraho

 Sveglia presto anche oggi perché dobbiamo visitare diversi siti importanti. Iniziamo con il forte. Prima però facciamo il biglietto cumulativo per quasi tutti i siti. Costa 750 rupie e ti dà la possibilità di visitarne diversi.

Il complesso del forte è un insieme di palazzi, templi e monumenti. Siamo praticamente soli, non c'è nessun'altra persona. Un ragazzo ci affianca per guidarci. Ovviamente è finalizzato alla mancia, doverosa direi, perché sarebbe davvero complicato girare da soli. Ci si perde in sale e meandri. In alcune sale rimangono visibili alcune pitture e decori dai colori sgargianti che raffigurano scene di vita religiosa e di corte.
I colori predominanti sono l'azzurro e il verde. L'azzurro è il colore rappresentativo dell'induismo, il verde dell'islamismo. Difatti questo sito è un mix di cultura. Nel palazzo che si chiama Raj Mahal invece i decori su pareti e soffitti sono ancora più evidenti e policromi. Usciti dal forte ci troviamo a poca distanza dal tempio di Chaturbhuj . Il nome significa “colui che ha quattro braccia” un riferimento a Vishnu  e al suo avatar  Rama .  raggiungiamo il grande Tempio Chaturbhuj, uno degli edifici più imponenti della città. Da lontano colpisce subito per l'aspetto quasi monumentale, più simile a una fortezza o a un palazzo che a un tempio tradizionale.

Saliamo la lunga scalinata che porta all'ingresso ed entriamo nelle grandi sale interne. L'ambiente è piuttosto spoglio ma molto alto, con archi e spazi che danno un forte senso di verticalità. Il tempio era dedicato a Vishnu nella sua forma di Chaturbhuj, cioè “dalle quattro braccia”. Passeggiamo qualche minuto all'interno osservando l'architettura massiccia del tempio, poi saliamo verso i livelli superiori da cui si apre una bella vista su Orchha e sui suoi palazzi storici, prima di proseguire la visita della città .
Fuori da qui, posto nel piazzale antistante c'è il
Shri Ram Raja Mandir , Il Tempio di ieri sera. Dove si venera il Signore Rama come un re non solo come una divinità. Infatti ieri abbiamo assistito proprio al saluto al dio/re da parte della guardia d'onore della polizia. Questo avviene 4 volte al giorno. Continuiamo il giro. Andiamo a vedere i Chhatri , i cenotafi reali. Sulle rive del fiume in cui abbiamo visto molti rinfrescarsi o lavare i panni, sorge questo sito che contiene 14 cenotafi dedicati alla dinastia Bundela . Sono strutture molto scenografiche, vuote all'interno, ma sicuramente suggestive da vedere al tramonto, riflesso sulle acque del fiume. Sono circondate da siepi ordinate e posizionate ai lati dei passaggi pedonali, che sembrano un labirinto verde da attraversare.
Tappa successiva l'albero sacro, il
Kalpavriksha , di cui abbiamo visto la maestosità in lontananza. È un Baobab , stranamente piantato qui in India, in cui, leggenda vuole, si esprime desideri affidandoli al suo benestare. È particolarmente venerato sia per la sua rarità che per la sua longevità e imponente fusto. Noi, che desideriamo solo la salute e continuare così, ci dirigiamo dritti dritti all'ultima tappa:il Laxminarayan Temple . È dedicato alla dea Lakshmi , protettrice della salute, potere, bellezza e prosperità, insomma tutto.

Bellissimo da fuori e domina una collina un pò fuori dal centro. È un tempio costruito nel 1600 e successivamente restaurato. Sembra più una fortezza che un tempio. Ha bastioni angolari, fessure per cannoni, e diverse caratteristiche tipiche di un forte. Ma la cosa più bella sono gli interni. Le pareti ei soffitti sono ricoperti da vivaci pitture murali molto ben conservate. Le scene rappresentano temi religiosi, storici e mitologici. Il colore rosso predominante. Ci sono alcuni restauratori all'opera. Foto di rito e via. Si parte per
Khajorao .  

Arrivati ​​alle 14.00, depositati i bagagli nell'hotel “ The Lalit Travellers ” abbiamo qualcosa da mettere sotto i denti. C'è un caldo torrido, 36°. Alle 16 abbiamo appuntamento con Pintu. Lo troviamo all'ingresso, é la guida locale che ci accompagnerà tra i templi. Iniziamo subito a spiegarci la storia del sito mentre ci avviciniamo a uno di essi e alla grande piattaforma su cui sorge il santuario.

Appena il tempio appare davanti a noi restiamo colpiti dalle dimensioni e dalla ricchezza delle decorazioni.

Pintu ci spiega che il tempio fu costruito intorno all'XI secolo durante il regno della dinastia Chandela ed è considerato il più grande e il più elaborato di tutto il complesso. La torre principale, alta e slanciata, rappresenta simbolicamente il Monte Meru , la montagna sacra dell'universo nella cosmologia induista. Intorno si sviluppa una serie di guglie più piccole che creano l'effetto di una montagna di pietra scolpita. Camminiamo lentamente intorno al tempio seguendo il basamento sopraelevato. Pintu ci invita a osservare con attenzione le pareti: ogni centimetro è ricoperto di sculture. Ci mostra divinità, musicisti, guerrieri, danzatrici e scene della vita quotidiana dell'epoca. Tra queste ci indica anche le celebri sculture erotiche che hanno reso famoso il sito, spiegandoci però che rappresentano solo una piccola parte dell'insieme decorativo e che, secondo molte interpretazioni, simboleggiano l'unione tra dimensione spirituale e materiale della vita. Più ci avviciniamo alle pareti e più restiamo impressionati dalla qualità delle incisioni. Le figure hanno movimento, espressioni precise e dettagli incredibili nei gioielli e nei vestiti. Pintu si ferma spesso per indicarci piccoli particolari nascosti tra le decorazioni, cose che probabilmente non avremmo mai notato da soli. Entriamo poi nella sala interna del tempio, dove la luce diventa più soffusa e l'atmosfera più silenziosa.
Al centro del santuario si trova il lingam dedicato a Shiva. Alcuni fedeli si fermano per una breve preghiera mentre Pintu ci spiega che il tempio, nonostante sia soprattutto un monumento storico, mantiene ancora oggi un significato religioso.Quando usciamo all'esterno e ci allontaniamo di qualche passo, ci giriamo di nuovo a guardare il tempio nel suo insieme. Da lontano l'architettura appare ancora più armoniosa, con tutte le torri che sembrano salire verso il cielo in modo graduale. Restiamo qualche minuto a osservarlo il tramonto mentre Pintu continua a raccontarci la storia dei sovrani Chandela e della costruzione dei templi di Khajuraho, prima di proseguire la visita nel resto del complesso. 

Proseguiamo nella parte orientale della città. Con un sorriso, Pintu, ci racconta che per lui questa visita è speciale perché è un praticante del Giainismo . Ci accompagna quindi verso il Sri Adinath Jain Temple . Il tempio è più piccolo rispetto ai grandi templi induisti del complesso occidentale, ma ugualmente affascinante. Facciamo lentamente il giro esterno mentre Pintu ci indica alcune delle sculture che decorano le pareti: figure femminili, divinità e motivi ornamentali molto raffinati, realizzati nello stesso stile che caratterizza i templi di Khajuraho.

Entriamo poi nel santuario. L'interno è semplice e silenzioso, e al centro domina la grande statua dedicata a Tirthnkar . La figura è rappresentata in posizione eretta, nella tipica postura meditativa chiamata kayotsarga , immobile e distaccata dal mondo materiale. La statua è imponente, molto più grande del naturale, e occupa quasi tutto lo spazio del santuario, trasmettendo una forte sensazione di solennità e calma.

Pintu ci spiega che i Tirthankara non sono dei ma maestri spirituali che hanno raggiunto l'illuminazione e indicano la via della liberazione. Restiamo qualche minuto in silenzio ad osservare la statua, mentre lui ci racconta anche uno dei principi fondamentali del giainismo: il rispetto assoluto per ogni forma di vita. La visita è breve ma molto interessante, anche perché ascoltare queste spiegazioni da qualcuno che vive personalmente questa fede rende tutto più autentico. Si sono fatte le otto. Torniamo in hotel e iniziamo a organizzare i bagagli per il volo di domani a Varanasi . Buonanotte 





domenica 8 marzo 2026

8 marzo 2026. Agra ( Taj Mahal )

 Ore 5.30: sveglia! caffè veloce in camera, biglietto online-fatto grazie alle indicazioni di Rajeshs, la guida di Cinzia e Luciana-(costo 200 rupie a testa per l'ingresso al mausoleo) . Oggi è il giorno dedicato alle donne e quindi si entra gratuitamente.
Di solito il costo è di circa 1300 rupie escluso il mausoleo per cui si pagano sempre le 200 rupie. Ci incamminiamo per il percorso lastricato che ci condurrà dritto dritto all'ingresso del sito storico. Ci sono 17 gradi e l'aria è fresca e piacevole. Non c'è umidità quindi la percezione è di qualche grado in più. Vediamo altri incamminarsi nella stessa direzione. Arrivati ​​dopo 10 minuti, ci mettiamo in fila per entrare. Sono veloci nel primo ingresso che separa gli uomini dalle donne, poi ce n'è un secondo in cui devi depositare zainetti e borse.
Queste passano attraverso uno scanner e li si recuperano successivamente dopo un ulteriore controllo manuale. Insomma un pò strano ma abbastanza veloce. È vietato avere coltellini, forbici, penne, rossetti o qualsiasi cosa possa imbrattare o semplicemente graffiare qualsiasi cosa. Entrati. Eccoci qua davanti ad una delle 7 meraviglie del mondo moderno. E come non essere d'accordo. Il Taj Mahal fu voluto e costruito dall'imperatore moghul Shah Jahan per onorare La memoria della sua moglie preferita, Mumtaz, che morì di parto nel concepire l'ultimo figlio, il 14°.
Si considera spesso come l'opera dell'amore eterno. Ci vollero più di 20.000 artigiani e circa vent'anni per terminarlo, dal 1631 al 1653. Tante le leggende e le storie dietro questa costruzione. Passata la grande porta, già bella di suo, ci troviamo di fronte quest'opera d'arte moghul, di marmo bianco candido, centrato rispetto a tutto il complesso e circondato da giardini geometrici stupendi e altri edifici, come per esempio la moschea a sinistra (Taj Mahal Mosque) costruita in arenaria rossa e utilizzata per la preghiera del venerdì, e il Jawab che non è una moschea ma è speculare alla moschea e fu costruito solo per simmetria.
L'attuale utilizzo è semplicemente decorativo. Si rimane a bocca aperta per la mastodontica bellezza di quest'opera. Il marmo di Makrana con cui è costruito è uno dei marmi più pregiati al mondo, noto per la sua purezza e per la capacità di mantenersi sempre più bianco con il passare del tempo ma anche di cambiare leggermente colorazione indipendentemente dalla luce del giorno. All'alba rosa, in piena luce bianca e la sera dorata (non possiamo confermare tutta questa informazione).  Il sole fa capolino e si riflette sui marmi del mausoleo e sull'arenaria rossa delle moschee con le sue calde luci. I giardini incorniciano pozze d'acqua in cui tutto si riflette. Mentre ci avviciniamo il mausoleo e' ancora più bello.
Ai quattro lati i minareti svettano verso il cielo. Le iscrizioni in arabo di versi del corano fanno da contorno a decorazioni floreali e geometriche. Alcune decorazioni sono colorate e se si illuminano da molto vicino brillano e si "accendono", come fossero contornate da oro e luce. Le lettere dei versi scritti sono fatte di pietra nera incastonata e sono più grandi man mano che salgono verso l'alto così da sembrare tutte della stessa misura. È proprio un capolavoro d'arte, abilità e conoscenza. Il mausoleo, in cui non si può fotografare, e si accede indossando un copri scarpe (consegnato all'ingresso), è uno scrigno lavorato magistralmente e decorato finemente.
Il suo interno è un capolavoro di simmetria e decorazione. Una sorta di recinzione ottagonale in marmo traforato, scolpito così minuziosamente da sembrare pizzo, racchiude i due cenotafi. Al centro esatto c'è quello di Mumtaz Mahal , la dolce sposa a cui è dedicato il Taj Mahal, e alla sua sinistra, in posizione leggermente asimmetrica, unica eccezione della perfetta simmetria di tutto il complesso, c'è quello dell'imperatore. Sono cenotafi, quindi non racchiudono le spoglie dei defunri ma sono monumenti funebri decorativi.  Le pareti sono ornate con intarsi di pietre semipreziose (lapislazzuli, giada, cristalli) che formano motivi floreali dettagliatissimi, dai svariati significati simbolici (nulla al caso), e se illuminati sembrano brillare. Insomma un immenso abbraccio all'amore. Il dolore sepolto dalla bellezza che è eterna, visibile e comprensibile per chiunque, di qualsiasi provenienza, di qualsiasi religione o credo, colore o lingua, destinato a durare nel tempo e mostrata e destinata al mondo intero. Dopo circa due ore usciamo. Si torna all'Hotel. Ci aspetta una ricca colazione e poi il viaggio verso Orchha . Durante il percorso vediamo tanto traffico di mezzi pesanti, usciamo dall'Uttar Pradesh per rientrare di nuovo in Rajasthan.
Dopo diversi km entreremo nel May Pradesh, regione in cui si trovano le nostre successive due tappe indiane. Mentre procediamo facciamo una deviazione: tappa il Forte di Gwalior Il Forte di Gwalior non è solo un monumento; è un "museo a cielo aperto" che ha visto passaredinastie come i Rajput, i Mughal, i Maratha e infine gli Scindia. È una cittadella fortificata che sembra emergere direttamente dalla roccia della collina.

Mentre la maggior parte dei forti indiani punta sulla pietra nuda, il palazzo di Raja Man Singh Tomar (1486-1516) brilla per il colore. Le pareti esterne sono ornate da fregi in ceramica smaltata con disegni di anatre gialle, elefanti e pavoni su uno sfondo blu cobalto intenso. È uno dei rari esempi di architettura indù pre-Moghul così ben conservati. Diverse scale portano ai sotterranei. È un dedalo di passaggi a diversi livelli, che si snoda sotto il palazzo.  Inizialmente concepiti come zone fresche per le regine durante l'estate, sotto il dominio Mughal (con l'imperatore Aurangzeb) furono trasformati in prigioni di massima sicurezza per i membri della famiglia reale caduti in disgrazia.
Lungo la salita verso il forte si trova il piccolo tempio Chaturbhuj. All'interno, un'iscrizione dell'876 dC riporta il numero "270": è considerata una delle prove scritte più antiche al mondo dell'uso dello zero come cifra decimale. È una tappa fondamentale per la storia della matematica. Ci sono poi legami con la religione gianista ei sikh, che si mescolano tra storie e leggenda. Insomma una scoperta meravigliosa. Si riprenderà il viaggio. Percorriamo la Springar Kanyakumari Highway (NH44). A pranzo finalmente con Pradeep, ci fermiamo in un locale che da fuori non gli dai due lire né la minima fiducia. Ci fidiamo ciecamente di Pradeep e facciamo bene. Mangiamo vegetariano, ceci e un piatto con un nome strano a base di pomodoro. Il chapati condito, cipolle e cetrioli accompagnano il nostro pranzo. Il conto è praticamente ridicolo, 300 rupie, 3 euro. La sorpresa è stata l'omaggio del dolcetto: cristalli di zucchero e semi di anice. Si mangiano insieme ed è un'esplosione di freschezza e bontà inaspettata. OK, si continua, ci aspetta Orchha. 
Arriviamo in tarda serata, il traffico era veramente insostenibile. La rinomata pacatezza indi si esercita anche con questi fastidi quotidiani. Non perdono mai la pazienza. Il nostro Pradeep è un Santo anzi santone. scaricati i bagagli nell'home stay " Hotel Saanjh Haveli " usciamo per andare verso questa piccola cittadina. Giriamo tra piccole bancarelle qualche negozieto e ristorantini vari. Scende la nota ei vari templi e il Forte (monumento di questa citadina) vengono illuminati creando un'atmosfera suggestiva. Nel Ram Raja Temple si svolge una cerimonia con della guardia d'onore. Questo tempio è l'unico in India dove il Signore Rama riceve un saluto armato giornaliero da parte della polizia di Madhyra Pradesh, vestita con gli abiti ufficiali. Inoltre é un importante luogo di pellegrinaggio che attira migliaia di devoti. Abbiamo capito e visto molto poco perché c'era talmemte tanta gente, soprattutto devoti, e non è stato possibile avviciarsi troppo al rituale. Comunque probabilmente cerimonia importante e molto partecipata. Si sono fate le 20:30 e decidiamo di tornare in camera. Finiamo la serata nel nostro hotel. Buona nota