Sveglia presto anche oggi perché dobbiamo visitare diversi siti importanti. Iniziamo con il forte. Prima però facciamo il biglietto cumulativo per quasi tutti i siti. Costa 750 rupie e ti dà la possibilità di visitarne diversi.

Il complesso del forte è un insieme di palazzi, templi e monumenti. Siamo praticamente soli, non c'è nessun'altra persona. Un ragazzo ci affianca per guidarci. Ovviamente è finalizzato alla mancia, doverosa direi, perché sarebbe davvero complicato girare da soli. Ci si perde in sale e meandri. In alcune sale rimangono visibili alcune pitture e decori dai colori sgargianti che raffigurano scene di vita religiosa e di corte.
I colori predominanti sono l'azzurro e il verde. L'azzurro è il colore rappresentativo dell'induismo, il verde dell'islamismo. Difatti questo sito è un mix di cultura. Nel palazzo che si chiama Raj Mahal invece i decori su pareti e soffitti sono ancora più evidenti e policromi. Usciti dal forte ci troviamo a poca distanza dal tempio di Chaturbhuj . Il nome significa “colui che ha quattro braccia” un riferimento a Vishnu e al suo avatar Rama . raggiungiamo il grande Tempio Chaturbhuj, uno degli edifici più imponenti della città. Da lontano colpisce subito per l'aspetto quasi monumentale, più simile a una fortezza o a un palazzo che a un tempio tradizionale.

Saliamo la lunga scalinata che porta all'ingresso ed entriamo nelle grandi sale interne. L'ambiente è piuttosto spoglio ma molto alto, con archi e spazi che danno un forte senso di verticalità. Il tempio era dedicato a Vishnu nella sua forma di Chaturbhuj, cioè “dalle quattro braccia”. Passeggiamo qualche minuto all'interno osservando l'architettura massiccia del tempio, poi saliamo verso i livelli superiori da cui si apre una bella vista su Orchha e sui suoi palazzi storici, prima di proseguire la visita della città . Fuori da qui, posto nel piazzale antistante c'è il Shri Ram Raja Mandir , Il Tempio di ieri sera. Dove si venera il Signore Rama come un re non solo come una divinità. Infatti ieri abbiamo assistito proprio al saluto al dio/re da parte della guardia d'onore della polizia. Questo avviene 4 volte al giorno. Continuiamo il giro. Andiamo a vedere i Chhatri , i cenotafi reali. Sulle rive del fiume in cui abbiamo visto molti rinfrescarsi o lavare i panni, sorge questo sito che contiene 14 cenotafi dedicati alla dinastia Bundela . Sono strutture molto scenografiche, vuote all'interno, ma sicuramente suggestive da vedere al tramonto, riflesso sulle acque del fiume. Sono circondate da siepi ordinate e posizionate ai lati dei passaggi pedonali, che sembrano un labirinto verde da attraversare. Tappa successiva l'albero sacro, il Kalpavriksha , di cui abbiamo visto la maestosità in lontananza. È un Baobab , stranamente piantato qui in India, in cui, leggenda vuole, si esprime desideri affidandoli al suo benestare. È particolarmente venerato sia per la sua rarità che per la sua longevità e imponente fusto. Noi, che desideriamo solo la salute e continuare così, ci dirigiamo dritti dritti all'ultima tappa:il Laxminarayan Temple . È dedicato alla dea Lakshmi , protettrice della salute, potere, bellezza e prosperità, insomma tutto.
Bellissimo da fuori e domina una collina un pò fuori dal centro. È un tempio costruito nel 1600 e successivamente restaurato. Sembra più una fortezza che un tempio. Ha bastioni angolari, fessure per cannoni, e diverse caratteristiche tipiche di un forte. Ma la cosa più bella sono gli interni. Le pareti ei soffitti sono ricoperti da vivaci pitture murali molto ben conservate. Le scene rappresentano temi religiosi, storici e mitologici. Il colore rosso predominante. Ci sono alcuni restauratori all'opera. Foto di rito e via. Si parte per Khajorao .
Arrivati alle 14.00, depositati i bagagli nell'hotel “ The Lalit Travellers ” abbiamo qualcosa da mettere sotto i denti. C'è un caldo torrido, 36°. Alle 16 abbiamo appuntamento con Pintu. Lo troviamo all'ingresso, é la guida locale che ci accompagnerà tra i templi. Iniziamo subito a spiegarci la storia del sito mentre ci avviciniamo a uno di essi e alla grande piattaforma su cui sorge il santuario.Appena il tempio appare davanti a noi restiamo colpiti dalle dimensioni e dalla ricchezza delle decorazioni.

Pintu ci spiega che il tempio fu costruito intorno all'XI secolo durante il regno della dinastia Chandela ed è considerato il più grande e il più elaborato di tutto il complesso. La torre principale, alta e slanciata, rappresenta simbolicamente ilMonte Meru , la montagna sacra dell'universo nella cosmologia induista. Intorno si sviluppa una serie di guglie più piccole che creano l'effetto di una montagna di pietra scolpita. Camminiamo lentamente intorno al tempio seguendo il basamento sopraelevato. Pintu ci invita a osservare con attenzione le pareti: ogni centimetro è ricoperto di sculture. Ci mostra divinità, musicisti, guerrieri, danzatrici e scene della vita quotidiana dell'epoca. Tra queste ci indica anche le celebri sculture erotiche che hanno reso famoso il sito, spiegandoci però che rappresentano solo una piccola parte dell'insieme decorativo e che, secondo molte interpretazioni, simboleggiano l'unione tra dimensione spirituale e materiale della vita. Più ci avviciniamo alle pareti e più restiamo impressionati dalla qualità delle incisioni. Le figure hanno movimento, espressioni precise e dettagli incredibili nei gioielli e nei vestiti. Pintu si ferma spesso per indicarci piccoli particolari nascosti tra le decorazioni, cose che probabilmente non avremmo mai notato da soli. Entriamo poi nella sala interna del tempio, dove la luce diventa più soffusa e l'atmosfera più silenziosa. Al centro del santuario si trova il lingam dedicato a Shiva. Alcuni fedeli si fermano per una breve preghiera mentre Pintu ci spiega che il tempio, nonostante sia soprattutto un monumento storico, mantiene ancora oggi un significato religioso.Quando usciamo all'esterno e ci allontaniamo di qualche passo, ci giriamo di nuovo a guardare il tempio nel suo insieme. Da lontano l'architettura appare ancora più armoniosa, con tutte le torri che sembrano salire verso il cielo in modo graduale. Restiamo qualche minuto a osservarlo il tramonto mentre Pintu continua a raccontarci la storia dei sovrani Chandela e della costruzione dei templi di Khajuraho, prima di proseguire la visita nel resto del complesso. Proseguiamo nella parte orientale della città. Con un sorriso, Pintu, ci racconta che per lui questa visita è speciale perché è un praticante del Giainismo . Ci accompagna quindi verso il Sri Adinath Jain Temple . Il tempio è più piccolo rispetto ai grandi templi induisti del complesso occidentale, ma ugualmente affascinante. Facciamo lentamente il giro esterno mentre Pintu ci indica alcune delle sculture che decorano le pareti: figure femminili, divinità e motivi ornamentali molto raffinati, realizzati nello stesso stile che caratterizza i templi di Khajuraho.
Entriamo poi nel santuario. L'interno è semplice e silenzioso, e al centro domina la grande statua dedicata a Tirthnkar . La figura è rappresentata in posizione eretta, nella tipica postura meditativa chiamata kayotsarga , immobile e distaccata dal mondo materiale. La statua è imponente, molto più grande del naturale, e occupa quasi tutto lo spazio del santuario, trasmettendo una forte sensazione di solennità e calma.
Pintu ci spiega che i Tirthankara non sono dei ma maestri spirituali che hanno raggiunto l'illuminazione e indicano la via della liberazione. Restiamo qualche minuto in silenzio ad osservare la statua, mentre lui ci racconta anche uno dei principi fondamentali del giainismo: il rispetto assoluto per ogni forma di vita. La visita è breve ma molto interessante, anche perché ascoltare queste spiegazioni da qualcuno che vive personalmente questa fede rende tutto più autentico. Si sono fatte le otto. Torniamo in hotel e iniziamo a organizzare i bagagli per il volo di domani a Varanasi . Buonanotte
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