Ore 5.30: sveglia! caffè veloce in camera, biglietto online (200 rupie a testa per l'ingresso al mausoleo) . Oggi è il giorno dedicato alle donne e quindi si entra gratuitamente.
Di solito il costo è di circa 1300 rupie escluso il mausoleo per cui si pagano sempre le 200 rupie. Ci incamminiamo per il percorso lastricato che ci condurrà dritto dritto all'ingresso del sito storico. Ci sono 17 gradi e l'aria è fresca e piacevole. Non c'è umidità quindi la percezione è di qualche grado in più. Vediamo altri incamminarsi nella stessa direzione. Arrivati dopo 10 minuti, ci mettiamo in fila per entrare. Sono veloci nel primo ingresso che separa gli uomini dalle donne, poi ce n'è un secondo in cui devi depositare zainetti e borse.
Queste passano attraverso uno scanner e li si recuperano successivamente dopo un ulteriore controllo manuale. Insomma un pò strano ma abbastanza veloce. È vietato avere coltellini, forbici, penne, rossetti o qualsiasi cosa possa imbrattare o semplicemente graffiare qualsiasi cosa. Entrati. Eccoci qua davanti ad una delle 7 meraviglie del mondo moderno. E come non essere d'accordo. Il Taj Mahal fu voluto e costruito dall'imperatore moghul Shah Jahan per onorare La memoria della sua moglie preferita, Mumtaz, che morì di parto nel concepire l'ultimo figlio, il 14°.
Si considera spesso come l'opera dell'amore eterno. Ci vollero più di 20.000 artigiani e circa vent'anni per terminarlo, dal 1631 al 1653. Tante le leggende e le storie dietro questa costruzione. Passata la grande porta, già bella di suo, ci troviamo di fronte quest'opera d'arte moghul, di marmo bianco candido, centrato rispetto a tutto il complesso e circondato da giardini geometrici stupendi e altri edifici, come per esempio la moschea a sinistra (Taj Mahal Mosque) costruita in arenaria rossa e utilizzata per la preghiera del venerdì, e il Jawab che non è una moschea ma è speculare alla moschea e fu costruito solo per simmetria.
L'attuale utilizzo è semplicemente decorativo. Si rimane a bocca aperta per la mastodontica bellezza di quest'opera. Il marmo di Makrana con cui è costruito è uno dei marmi più pregiati al mondo, noto per la sua purezza e per la capacità di mantenersi sempre più bianco con il passare del tempo ma anche di cambiare leggermente colorazione indipendentemente dalla luce del giorno. All'alba rosa, in piena luce bianca e la sera dorata (non possiamo confermare tutta questa informazione). Il sole fa capolino e si riflette sui marmi del mausoleo e sull'arenaria rossa delle moschee con le sue calde luci. I giardini incorniciano pozze d'acqua in cui tutto si riflette. Mentre ci avviciniamo il mausoleo e' ancora più bello.
Ai quattro lati i minareti svettano verso il cielo. Le iscrizioni in arabo di versi del corano fanno da contorno a decorazioni floreali e geometriche. Alcune decorazioni sono colorate e se si illuminano da molto vicino brillano e si "accendono", come fossero contornate da oro e luce. Le lettere dei versi scritti sono fatte di pietra nera incastonata e sono più grandi man mano che salgono verso l'alto così da sembrare tutte della stessa misura. È proprio un capolavoro d'arte, abilità e conoscenza. Il mausoleo, in cui non si può fotografare, e si accede indossando un copri scarpe (consegnato all'ingresso), è uno scrigno lavorato magistralmente e decorato finemente.
Il suo interno è un capolavoro di simmetria e decorazione. Una sorta di recinzione ottagonale in marmo traforato, scolpito così minuziosamente da sembrare pizzo, racchiude i due cenotafi. Al centro esatto c'è quello di Mumtaz Mahal , la dolce sposa a cui è dedicato il Taj Mahal, e alla sua sinistra, in posizione leggermente asimmetrica, unica eccezione della perfetta simmetria di tutto il complesso, c'è quello dell'imperatore. Sono cenotafi, quindi non racchiudono le spoglie dei defunri ma sono monumenti funebri decorativi. Le pareti sono ornate con intarsi di pietre semipreziose (lapislazzuli, giada, cristalli) che formano motivi floreali dettagliatissimi, dai svariati significati simbolici (nulla al caso), e se illuminati sembrano brillare. Insomma un immenso abbraccio all'amore. Il dolore sepolto dalla bellezza che è eterna, visibile e comprensibile per chiunque, di qualsiasi provenienza, di qualsiasi religione o credo, colore o lingua, destinato a durare nel tempo e mostrata e destinata al mondo intero. Dopo circa due ore usciamo. Si torna all'Hotel. Ci aspetta una ricca colazione e poi il viaggio verso Orchha . Durante il percorso vediamo tanto traffico di mezzi pesanti, usciamo dall'Uttar Pradesh per rientrare di nuovo in Rajasthan.
Dopo diversi km entreremo nel May Pradesh, regione in cui si trovano le nostre successive due tappe indiane. Mentre procediamo facciamo una deviazione: tappa il Forte di Gwalior . Il Forte di Gwalior non è solo un monumento; è un "museo a cielo aperto" che ha visto passaredinastie come i Rajput, i Mughal, i Maratha e infine gli Scindia. È una cittadella fortificata che sembra emergere direttamente dalla roccia della collina.
Mentre la maggior parte dei forti indiani punta sulla pietra nuda, il palazzo di Raja Man Singh Tomar (1486-1516) brilla per il colore. Le pareti esterne sono ornate da fregi in ceramica smaltata con disegni di anatre gialle, elefanti e pavoni su uno sfondo blu cobalto intenso. È uno dei rari esempi di architettura indù pre-Moghul così ben conservati. Diverse scale portano ai sotterranei. È un dedalo di passaggi a diversi livelli, che si snoda sotto il palazzo. Inizialmente concepiti come zone fresche per le regine durante l'estate, sotto il dominio Mughal (con l'imperatore Aurangzeb) furono trasformati in prigioni di massima sicurezza per i membri della famiglia reale caduti in disgrazia.
Lungo la salita verso il forte si trova il piccolo tempio Chaturbhuj. All'interno, un'iscrizione dell'876 dC riporta il numero "270": è considerata una delle prove scritte più antiche al mondo dell'uso dello zero come cifra decimale. È una tappa fondamentale per la storia della matematica. Ci sono poi legami con la religione gianista ei sikh, che si mescolano tra storie e leggenda. Insomma una scoperta meravigliosa. Si riprenderà il viaggio. Percorriamo la Springar Kanyakumari Highway (NH44). A pranzo finalmente con Pradeep, ci fermiamo in un locale che da fuori non gli dai due lire né la minima fiducia. Ci fidiamo ciecamente di Pradeep e facciamo bene. Mangiamo vegetariano, ceci e un piatto con un nome strano a base di pomodoro. Il chapati condito, cipolle e cetrioli accompagnano il nostro pranzo. Il conto è praticamente ridicolo, 300 rupie, 3 euro. La sorpresa è stata l'omaggio del dolcetto: cristalli di zucchero e semi di anice. Si mangiano insieme ed è un'esplosione di freschezza e bontà inaspettata. OK, si continua, ci aspetta Orchha. Arriviamo in tarda serata, il traffico era veramente insostenibile. La rinomata pacatezza indi si esercita anche con questi fastidi quotidiani. Non perdono mai la pazienza. Il nostro Pradeep è un Santo anzi santone. scaricati i bagagli nell'home stay " Hotel Saanjh Haveli " usciamo per andare verso questa piccola cittadina. Giriamo tra piccole bancarelle qualche negozieto e ristorantini vari. Scende la nota ei vari templi e il Forte (monumento di questa citadina) vengono illuminati creando un'atmosfera suggestiva. Nel Ram Raja Temple si svolge una cerimonia con della guardia d'onore. Questo tempio è l'unico in India dove il Signore Rama riceve un saluto armato giornaliero da parte della polizia di Madhyra Pradesh, vestita con gli abiti ufficiali. Inoltre é un importante luogo di pellegrinaggio che attira migliaia di devoti. Abbiamo capito e visto molto poco perché c'era talmemte tanta gente, soprattutto devoti, e non è stato possibile avviciarsi troppo al rituale. Comunque probabilmente cerimonia importante e molto partecipata. Si sono fate le 20:30 e decidiamo di tornare in camera. Finiamo la serata nel nostro hotel. Buona nota









