A Udaipur la giornata di Holi inizia presto, con un’aria elettrica che si insinua tra i vicoli bianchi della città vecchia.
Bancarelle espongono montagne di polveri colorate, i gulal, e i bambini già si rincorrono armati di pistole ad acqua, pronti a colpire chiunque passi. Ieri si è celebrato l’Holika Dahan, il grande falò rituale che simboleggia la vittoria del bene sul male secondo la tradizione induista, come scritto ieri. Oggi, però, la spiritualità lascia spazio alla festa più travolgente dell’anno. Quasi senza accorgersene, la compostezza si scioglie in una nuvola rosa. Qualcuno ti si avvicina con un sorriso e prima ancora che tu possa reagire, ti sfiora il viso con una carezza di colore.
E' un gesto di augurio, un invito a lasciarsi andare. Le strade si trasformano in un caleidoscopio vivente. Blu, verde, arancione esplodono nell’aria. La musica rimbomba nelle strade. Turisti e locali ballano insieme senza più distinzioni. A tratti ci si rifugia all'ombra cercando un po di refrigerio dal sole di marzo che scalda la pelle già colorata. lungo le sponde del Lago Pichola si accalca la gente per riprendere fiato. Ogni spazio è utile per diffondere musica. I watt ti fanno vibrare lo stomaco e il ballo ti assale, non puoi sottrartene. Nel pomeriggio la città rallenta. I sorrisi restano, i vestiti sono irriconoscibili, e nei capelli rimane polvere di arcobaleno.
Holi a Udaipur non è solo una festa di colori. É un momento di comunità, di leggerezza condivisa, in cui per un giorno cadono barriere sociali e differenze, e tutto si tinge della stessa gioiosa confusione. A cena siamo indecisi su cosa mangiare e mentre camminiamo nei meandri della città vecchia ci appare una pizzeria, è da circa tre mesi che non ne mangiamo e ci facciamo tentare. La pizza tutto sommato è buona, peccato non vendano birra (ai ai! le religioni). Ci accontentiamo dell'acqua. Si rientra in camera, doccia e poi si scrivono due righe per il nostro diario di bordo. Buonanotte 😘


