"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

martedì 3 marzo 2026

3 marzo 2026 Udaipur

 A Udaipur la giornata di Holi inizia presto, con un’aria elettrica che si insinua tra i vicoli bianchi della città vecchia.

Bancarelle espongono montagne di polveri colorate, i gulal, e i bambini già si rincorrono armati di pistole ad acqua, pronti a colpire chiunque passi. Ieri si è celebrato l’Holika Dahan, il grande falò rituale che simboleggia la vittoria del bene sul male secondo la tradizione induista, come scritto ieri. Oggi, però, la spiritualità lascia spazio alla festa più travolgente dell’anno. Quasi senza accorgersene, la compostezza si scioglie in una nuvola rosa. Qualcuno ti si avvicina con un sorriso e prima ancora che tu possa reagire, ti sfiora il viso con una carezza di colore.
E' un gesto di augurio, un invito a lasciarsi andare. Le strade si trasformano in un caleidoscopio vivente. Blu, verde, arancione esplodono nell’aria. La musica rimbomba nelle strade. Turisti e locali ballano insieme senza più distinzioni. A tratti ci si rifugia all'ombra cercando un po di refrigerio dal sole di marzo che scalda la pelle già colorata. lungo le sponde del Lago Pichola si accalca la gente per riprendere fiato. Ogni spazio è utile per diffondere musica. I watt ti fanno vibrare lo stomaco e il ballo ti assale, non puoi sottrartene. Nel pomeriggio la città rallenta. I sorrisi restano, i vestiti sono irriconoscibili, e nei capelli rimane polvere di arcobaleno.
Holi a Udaipur non è solo una festa di colori. É un momento di comunità, di leggerezza condivisa, in cui per un giorno cadono barriere sociali e differenze, e tutto si tinge della stessa gioiosa confusione. A cena siamo indecisi su cosa mangiare e mentre camminiamo nei meandri della città vecchia ci appare una pizzeria, è da circa tre mesi che non ne mangiamo e ci facciamo tentare. La pizza tutto sommato è buona, peccato non vendano birra (ai ai! le religioni). Ci accontentiamo dell'acqua. Si rientra in camera, doccia e poi si scrivono due righe per il nostro diario di bordo. Buonanotte 😘



lunedì 2 marzo 2026

2 marzo 2026 da Jodhpur a Udaipur

 Oggi siamo partiti un po' più tardi 9:30. Il trasferimento in auto da Jodhpur al tempio di Ranakpur Jain  e a seguire sino a Udaipur è uno di quei viaggi che valgono quasi quanto la meta. Lasciata alle spalle la “Città Blu”, il traffico si dissolve lentamente tra case color indaco e tuk tuk impazienti, finché il paesaggio si apre nel Rajasthan rurale. Campi aridi punteggiati da arbusti, a tratti coltivati a ceci; donne in saree sgargianti che camminano lungo la strada, piccoli villaggi sonnolenti e mucche che attraversano con calma. La strada, lunga circa 160 km (4 ore circa), si snoda tra colline aride avvicinandoci alla catena degli Aravalli.

L’aria si fa più fresca, il traffico quasi scompare. approfittiamo di questi spostamenti per mettere un po' d'ordine nelle nostre fotografie e blog, trasformando la macchina in un ufficio mobile. L’ultimo tratto è un susseguirsi di curve dolci immerse nella natura. Poi, all’improvviso, tra gli alberi compare il marmo chiaro del tempio: un miraggio scolpito, silenzioso e maestoso. Dopo la polvere e i clacson di Jodhpur, l’arrivo a Ranakpur sembra un piccolo viaggio nel tempo (e nello spirito). Questo è un tempio gainista famosissimo per il culto e perché costruito interamente in marmo bianco del Rajasthan.
In questo tempio ci perdiamo, è affascinante e pieno di spiritualità, costruito con una maestria impeccabile, pieno di dettagli e di opere scultore veramente magistrali. Ci tratteniamo per più di un'ora e ci dispiace un pochino per il nostro autista che è fuori ad aspettare, ma lui dice “ è il mio lavoro”. Risaliamo in  macchina e ancora qualche curva prima di trovare la strada nazionale, che ahimè non è proprio ben messa, molti lavori in corso. Finalmente arriviamo a Udaipur.  Prendiamo possesso della nostra camera, anche questa una dimora storica, non ci stancheremo mai di fare un plauso a Bilal che ci ha trovato location veramente uniche. Siamo al centro della città vecchia, un dedalo di viuzze impraticabili in macchina, si viaggia solo a piedi o in scooter. Faticaccia portare i bagagli sino alla reception, per fortuna non l'abbiamo fatto noi.
Sono le 5:30 di pomeriggio e ci mischiamo tra la gente. Oggi iniziano ufficialmente le celebrazioni dell'Holi festival. L’Holi non è solo una festa di colori, ma una ricorrenza profondamente religiosa dell’induismo. La celebrazione si apre con l’Holika Dahan, un grande falò serale che simboleggia la vittoria del bene sul male. Il rito richiama il mito del devoto Prahlada, salvato dal dio Vishnu dall’inganno della demone Holika: il fuoco diventa così simbolo di purificazione e protezione divina. In molte regioni, Holi è anche legata al dio Krishna, che secondo la tradizione giocava a cospargere di colori la sua amata Radha e le altre gopī. Questo gesto diventa espressione di amore divino, gioia e abbattimento delle barriere sociali. Dietro l’apparente caos festoso quindi, Holi celebra il rinnovamento spirituale, la rinascita della natura e il trionfo della fede sulla paura. Descrivere cosa succede in questa festa è impossibile bisogna viverla e vedere il coinvolgimento dei nativi. I templi induisti diventano festosi e pieni di colore. I santoni celebrano il loro credo e lanciano polveri colorate in tutte le direzioni.  Bande di percussioni e canti si diffondono in tutto il tempio in un coinvolgimento totale. Ci ritroviamo colorati anche non volendo.
I praticanti ti spalmano di colore in faccia e in testa con tutto il rispetto possibile, in segno di augurio e buon auspicio, è un delirio. Ma il delirio più grosso è per le strade, mentre si brucia un albero impagliato immenso e intorno a questo falò inizia una festa grandiosa. La calca di persone e impressionante. Si balla ogni tipo e genere di musica dall'Indiana alle sonorità occidentali più moderne. La piazza dove si svolge questa grossa manifestazione e presidiata dalla polizia che osserva in disparte garantendo sicurezza. Tra templi e piazze finiamo la nostra escursione notturna a mezzanotte circa, e qui iniziano i problemi. Chiaramente problemi risolvibili e irrisori nel senso che dobbiamo lavarci tutta la roba dentro la doccia perché siamo in condizioni indecenti, siamo colorati come una tavolozza, e siccome non c'è tempo per portare la roba in lavanderia dobbiamo arrangiarci. Il tutto finisce all'una di notte, stanchi, esausti ma soddisfatti ci facciamo la nostra bella dormitina. A domani.

domenica 1 marzo 2026

1 marzo 2026. Jodhpur, la Città Blu.

 Nuova trasferta. Prima di ogni considerazione, un plauso a chi ci ha organizzato questo tour, Mister Bilal e alle scelte fatte saggiamente. 

Arriviamo nella Città Blu nel pomeriggio. Prima tappa il grandioso forte chiamato Mehrangarth . Una delle fortezze più grandi dell'India costruita nella prima metà del 1400, residenza dei raja fin dalle sue origini. È un importante esempio di arte e architettura moghul , una commissione tra arte islamica e indi, tipica dell'epoca dei raja in Rajasthan . Domina la città chiamata blu, che da qui riusciamo a vedere bene.
Il colore blu, identificativo della casta dei Bramini , oggi si mantiene per due motivi ben più importanti e pragmatici: capacità di respingere gli insetti e maggiore riflessione del calore del sole. Apprendiamo queste e tante altre informazioni interessanti dall'audioguida che viene data gratuitamente insieme al biglietto d'ingresso che costa 600 rupie, circa 6 euro. Prima impressione,oltre la maestosità del luogo, la cura e l'ordine.
Finalmente un sito storico mantenuto con tutti i sacri crismi. Ci sono le persone della sicurezza ma anche diversi custodi che con le loro vesti tipiche ei lunghi baffoni, nel caso degli uomini ovviamente, sono distribuiti a guardia delle aree interne. Seconda impressione: ascoltando l'audioguida ci si può immergere e immaginare la vita qui dentro. Lussuosa, sfarzosa ma prigione dorata, soprattutto per le donne. In lontanaza verso la città si può ammirare l'attuale residenza dell'ultimo discendente diretto dei raja di cui ho scritto sopra.
Stupenda costruzione. Finiamo la visita dopo circa 2 ore e mezza. Raggiunto il nostro caro amico autista Predeep, si vola alla volta di quello che viene definito il piccolo Taj Mahal, il Jaswant Thada , un cenotafio in marmo bianco di Makrana , uno dei marmi più pregiati al mondo perché ha una percentuale di impurità estremamente bassa e, a differenza di altri marmi, con il passare del tempo tende a diventare più lucido e bianco. Chiude alle 17.00.
Sono le 16.45 quando entriamo con un ticket di 100 rupie (€ 1.00) per gli stranieri. Riusciamo a vederlo tutto perché si può stare fino alle 17.30. È stupendo. Un esempio di architettura funeraria con intarsi e sculture, immerso in un parco curatissimo. OK, andiamo in città. Predeep ci lascia all'ingresso del famoso bazar,  Sardar , e noi di Sardar ce ne possiamo privare? Oggi è domenica e inoltre quella che precede i festeggiamenti dell'Holi .
Maremma Toscana! GENTE!! il bazar sta intorno alla torre dell'orologio , un manufatto iconico per la città, alto 29 metri, strutturato su 5 livelli, il tutto in arenaria rossa. Ma il mercato? Un districarsi di vicoli e vicoletti che partono dalla strada principale su cui c'è di tutto. Spezie, tessuti, ortaggi, frutta, abbigliamento, bigiotteria, street food , caffetterie e tanta vitalità. È molto interessante ma altrettanto caotico, soprattutto oggi. Impossibile fermarsi troppo. Ok, andrò in albergo. Anche qui la bella sorpresa riservata dal grande Bilal. Il Devi Bhawan Boutique Hotel . Stupendo. Immerso nel verde, pulito e curato nei minimi dettagli. Cenereremo qui, ottima cena e ottima scelta. La gentilezza dello staff è oltre ogni aspettativa. Be' che dire se non MERAVIGLIOSO.