"quando avremo ottanta anni, avremo probabilmente imparato tutto dalla vita .
Il problema sarà ricordarlo"

sabato 28 febbraio 2026

28 febbraio 2026 - Jaisalmer

Stamattina ci svegliamo a Jaisalmer nel nostro bellissimo albergo che si chiama Heritage House.  Jaisalmer prende il suo nome dal re fondatore Bhati Rawal Jaisal  e significa Mer (luogo alto, collina) di Jaisal, perché la fece edificare sulla collina.
La prima tappa ci porterà proprio a visitare il forte, risalente al XII° secolo, voluto dal re a sua difesa. Abbiamo avuto il piacere di essere guidati da Balu, un'esperta guida turistica del luogo. Balu parla benissimo l'italiano ed è un bramino che vive all'interno del forte in uno dei tanti bellissimi Haveli, palazzi o ville signorili, dimore di ricchi mercanti. Jaisalmer è chiamata la città d'oro perché i suoi edifici, forte compreso, sono fatti con pietre di arenaria gialla.
Il forte è infatti una spettacolare costruzione in arenaria gialla e le opere monumentali sono l'insieme di capacità costruttiva e necessità. Dovunque si volga lo sguardo non si può che rimanere affascinati dall'incredibile lavorazione della pietra arenaria gialla, scolpita con tale maestria e minuzia dei dettagli che si ha difficoltà a credere che sia pietra piuttosto che legno. Le pietre  inoltre sono incastrate tra loro senza o quasi, l'utilizzo di malte, perché qui, come racconta Balu,  siamo nel bel mezzo del deserto del Thar e l'acqua era un bene prezioso.
Ci diceva infatti che fino al 1980 le condizioni erano tali da rendere difficile la vita se non per chi era abituato a vivere nel deserto. Pare che le donne andassero a reperire l'acqua nel lago, che distava dal forte qualche km, e ne portassero a casa una decina di litri, anche per una questione di peso ovviamente. La metà di questi veniva utilizzata  per dissetarsi e cucinare. La restante si centellinava, e se si avevano figli piccoli, li si lavava con questa. Ma l'acqua del lavaggio non poteva essere buttata via. Veniva raccolta per essere riutilizzata almeno altre tre volte. In primo luogo per i vestiti del bambino stesso, poi per pulire i pavimenti e infine per creare la malta per gli intonaci. Non se ne poteva sprecare nemmeno una goccia. Per quanto riguarda il forte, la sua costruzione è stata una scelta obbligata da parte del Maharaja.  Jaisalmer era il crocevia delle carovane che commerciavano soprattutto spezie. Queste venivano assalite dai predoni del deserto costringendole a cambiare rotta e passare più a nord. Poiché questo andava a discapito delle entrate del Maharaj, decise di edificare la fortezza per dare protezione ai mercanti di passaggio da cui poter trarre  i propri vantaggi economici. Facendo questo rendeva più sicuro l’intero territorio e la città che si sviluppava sia dentro che fuori le mura. Gli Haveli di questa città sono diversi da quelli visti a Mandawa e Bikaner.
Qui le facciate non sono dipinte come le precedenti ma scolpite. L'acqua per diluire i colori o lavarsi non c'era e quindi si faceva di necessità virtù. Alcuni dei palazzi sono dotati di balconi, e Balu raccontava aneddoti interessanti su alcuni di essi. Interessante infatti la vicenda che ha portato a conoscere questo luogo e a farlo diventare una meta turistica occidentale. Si racconta che una giovane donna si trovasse in uno dei bellissimi balconi intenta a pettinare e far asciugare  al sole i lunghi capelli corvini. L’immagine era stupenda. Venne fotografata da un giornalista. Questa foto fece il giro dei tabloid inglesi e divenne iconica. Durante una delle visite a Londra della prima ministra  Indira Gandhi, il primo ministro inglese le chiese dove fosse quel posto e quel balcone. Lei non seppe rispondere.
Rientrata in India, si informò e volle andare a vedere con i suoi occhi dove è cosa fosse Jaisalmer. Da quel momento in poi ritenendo che fosse un luogo stupendo e da valorizzare turisticamente si prodigò per questo.  Altra stranezza vista oggi, le partecipazioni di nozze dipinte sul muro della casa degli sposi. Con il dio Ganesh a fare bella mostra di sé sullo sfondo, ci sono la data delle nozze e il nome degli sposi, e se la casa è della sposa il  nome viene scritto prima di quello del futuro marito o viceversa. Ci sono scritti anche il luogo e l'orario delle nozze, praticamente tutto. La cosa singolare  è che, chiunque passi davanti a questa “partecipazione” sui generis è automaticamente invitato. E a sua volta può invitare altri amici. Ragione per cui i matrimoni indiani sono rinomati per la moltitudine di invitati. Altra particolarità le nicchie che si trovano nelle mura. Per credenza popolare le case, le abitazioni, devono trovarsi con gli ingressi posti l'uno di fronte all'altro .
Se di fronte a un’abitazione vi è un muro non è un segno di buon auspicio, quindi si crea una nicchia e si inserisce la statuetta di una divinità, affinché protegga gli abitanti della casa scacciando eventuali malefici. Sempre all'interno del forte si trovano dei templi  jainisti. Il tempio jainista di Rishabdev e di Sambhavnath accolgono i propri devoti che arrivano qui da diverse parti del paese. I jainisti sono i "protestanti" dell'induismo.
Praticamente non accettano alcuni dogmi dell'induismo come il politeismo, la suddivisione in caste, l'uccisione di animali per rituali o per nutrirsi e alcun tipo di violenza. Vestono di bianco, soprattutto coloro che sono ritenuti degli pseudo sacerdoti. Alcuni di essi con abiti senza cuciture come il Sari tipico delle donne, altri con il pantalone e la casacca. I loro vestiti spesso sono di seta ricavata dai fiori di loto che qui non è così cara quanto in altri paesi perché i fiori di loto si trovano facilmente e così facendo non uccidono il baco. Fuori dai templi e tra i palazzi si snodano stradine lastricate, ricche di bazar e piccole caffetterie.
Un pullulare di gente rende quasi impossibile passare. Tanti scooter, turisti, soprattutto italiani, e le persone del posto si dividono le strade con le mucche e i tori che sono ovunque. Purtroppo, come spesso accade, ci sono molte trascuratezze e tanta immondezza. Fuori dalle mura la situazione è simile ma meno interessante dal punto di vista architettonico. Bazar di colori, pronti per l'Holy festival dei prossimi giorni, spezie, souvenir, bijotteria, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta. Salutato Balu, dopo aver visitato il suo Haveli, anzi, di sua moglie, un piccolo bel hotel subito fuori dal forte, rientriamo nel nostro. Pranziamo bene e scambiamo due chiacchiere con il simpatico proprietario, che si destreggia tra qui e Ibiza dividendo i mesi dell'anno.
Dopo un meritato relax dal caldo e dalla polvere, usciamo nuovamente con Padee, che ci accompagna al lago. È una raccolta di acqua, una grande pozza artificiale in cui sono costituite alcune chhatris. Molte le persone del posto che stanno qui a chiacchierare, incontrarsi, fare foto e passare qualche ora. Troviamo che non sia una gran bellezza, anzi. Non capiamo le descrizioni romanzate di tanti opinionisti che lo descrivono quasi come una delle sette meraviglie del mondo, boooo!!!. Molto sporco e trascurato, ci fa un gran dispiacere e rivalutiamo tante delle nostre bellezze nostrane che non consideriamo nemmeno. Stufi e abbastanza delusi, torniamo al forte. Meno gente di stamattina e le luci sono decisamente migliori. Gironzoliamo un po’ e poi ci rifacciamo le viuzze esterne prima di rientrare in hotel. Molte persone in giro, compresi alcuni che già festeggiano l'Holy, tutti fuxia e tutti in festa. Tanta polvere e tante immagini impattanti, poco descrivibili, solo da vedere.